Infermiere di Famiglia e Comunità: non è il futuro, ma un presente da valorizzare

Family and Community Nurse: not the future, but a present to be valued

 

 

C’è un futuro che non ha bisogno di essere immaginato, ma solo riconosciuto. È quello che, da mesi, entra nelle case delle persone, ascolta, valuta, prende decisioni, supporta famiglie, cura. È l’Infermiere di Famiglia e di Comunità: non una figura teorica, non un’ipotesi da convegno, ma una realtà tangibile che si muove già nei territori, dentro i bisogni, in risposta diretta a una trasformazione in atto.

Il PNRR ha tracciato una rotta precisa: il territorio deve diventare l’ospedale del futuro. E se questo è il futuro, allora l’Infermiere di Famiglia e Comunità ne è l’antesignano. Perché è lì, è operativo, è stato selezionato, formato, inserito. Non stiamo parlando di un progetto pilota, ma di un modello di cura già operativo, che va ora riconosciuto e potenziato.

Oggi, la Federazione con i Ministeri competenti stanno predisponendo tre percorsi di laurea specialistica, di cui uno dedicato alla figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità. Ma formare non basta: serve valorizzare.
E valorizzare non è solo una questione di visione, è una questione concreta: riguarda il riconoscimento economico, la definizione di ruoli chiari, la possibilità di lavorare in modo integrato con le altre figure del sistema salute. L’assistenza domiciliare, lo sappiamo, è una sfida enorme, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei pazienti e delle famiglie, ma anche sui costi individuali della cura, che spesso pesano in modo sproporzionato su chi ha meno risorse. In questo contesto, la leadership infermieristica diventa una priorità. Ecco perché investire sulla figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità non è solo auspicabile, ma necessario.

Ogni professionista che lavora nel territorio, con competenza e autonomia, riduce l’accesso improprio ai pronto soccorso, previene il peggioramento delle cronicità, accompagna i pazienti lungo percorsi di cura più sostenibili e più umani. È una questione di efficacia, di giustizia ma, ancor prima, di visione strategica.

Ormai è chiaro come la carenza infermieristica non rappresenti tanto un evento imprevisto, quanto una condizione strutturale, che ci accompagna da sempre e che non si risolve sperando in risorse esterne o aspettando che il sistema si aggiusti da solo. Se vogliamo porvi rimedio, è necessario valorizzare il capitale umano presente, quello che ogni giorno, spesso in silenzio, tiene in piedi servizi, ambulatori, assistenza domiciliare, continuità delle cure.

Anche in questa logica, il Codice Deontologico si aggiorna per rispondere a un contesto che cambia. Non si dice più che “il tempo di relazione è tempo di cura”, ma che “il tempo di cura è tempo di relazione”, enfatizzando come la relazione sia parte integrante della cura stessa. Non è un gioco di parole: è uno spostamento di significato, che porta con sé una domanda fondamentale, in questa attenzione oltre al tempo: ma alla fine, quanto è importante la cura del curante?

Prenderci cura di chi cura, oggi più che mai, è l’unico modo per garantire la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale. E per costruire un futuro in cui il valore delle persone – e di chi le assiste – sia finalmente riconosciuto per ciò che è: la risorsa più preziosa che abbiamo.

Buon lavoro,

Pasqualino D’Aloia

Pasqualino D’Aloia

Presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Milano, Lodi, Monza e Brianza
President of OPI in Milan, Lodi, Monza and Brianza