03 Set Condizioni di lavoro e trasformazioni digitali nella professione infermieristica. Evidenze da un’indagine nazionale
Working conditions and digital transformations in the nursing profession: evidence from a national survey
ABSTRACT
L’articolo presenta i risultati di una indagine dedicata alle connessioni tra invecchiamento della forza lavoro e innovazione tecnologica nei servizi sanitari (Inapp, 2023). La transizione demografica, col rapido invecchiamento della popolazione e dei lavoratori, in un’epoca caratterizzata dall’aumento della domanda di servizi di cura e assistenza e dall’avvento della sanità digitale, richiede una gestione attenta del sistema sanitario, per garantire risorse e competenze – anche digitali – adeguate e servizi di qualità (Inapp, 2021). La rilevazione, tramite questionario anonimo online, era indirizzata a medici, infermieri e OSS, categorie professionali significative per numerosità ed età media, ma anche per le criticità legate all’impatto delle nuove tecnologie sull’organizzazione e la qualità del lavoro. L’analisi dei dati relativi agli infermieri, che l’articolo sintetizza, evidenzia condizioni di particolare sofferenza (Inapp, 2023). Circa il 92% dei lavoratori che hanno completato il questionario erano infermieri, in prevalenza donne (75,3%), di età superiore a 50 anni, distribuiti in modo omogeneo nelle regioni del Nord-Italia e del Centro (30% c.a.); minore la partecipazione al Sud e nelle Isole (10% c.a.). Prevalentemente stabili i rapporti di lavoro: 97,9% lavoratori dipendenti, la maggior parte a tempo indeterminato (97,6%) e full-time (89,1%); residuale il part-time, concentrato tra le infermiere (14% vs 1,3% degli uomini). Significativa l’esperienza lavorativa: il 38% circa ha un’anzianità di servizio superiore a 30 anni, il 31,5% compresa tra i 21 e i 30 anni Il 97,7% degli infermieri rispondenti è impiegato nelle strutture del SSN, di cui il 75,2% in strutture ospedaliere e il 16,4% nell’assistenza territoriale. Il lavoro di infermiere è considerato abbastanza o molto gravoso dalla maggior parte dei rispondenti, soprattutto per impegno mentale (96,9%) e coinvolgimento emotivo (92,8%), meno per lo sforzo fisico (75,9%), percepito maggiormente dai più giovani (figura1).

Fonte: dati INAPP 2022
Inoltre, dall’analisi dei fattori che concorrono a determinare la flessibilità emerge una rigidità del lavoro che non facilita la conciliazione con la vita privata, in particolare nelle strutture del Ssn.

Fonte: dati INAPP 2022
Tali condizioni di lavoro sono accompagnate da livelli di soddisfazione prevalentemente bassi, soprattutto per quel che riguarda il trattamento economico (91,5%), le prospettive di carriera (89,1%) e lo sviluppo delle competenze (65,3%).

In relazione al trascorrere del tempo e della carriera, i rispondenti non riferiscono miglioramenti delle condizioni lavorative, riferite invariate o addirittura peggiorate, come nel caso dei ritmi di lavoro (69,9%) e delle condizioni economiche (65,5%); molti prevedono un ulteriore inasprimento nei prossimi cinque anni, in particolare di ritmi di lavoro (69,3%), orari (51,4%) e trattamento economico (50,1%), in misura maggiore tra i dipendenti a tempo indeterminato, con più anni di esperienza e in possesso del solo diploma.
Tra gli ultracinquantenni, si osserva un’elevata percentuale di coloro che negli ultimi anni hanno maggiormente patito stanchezza fisica (88,8%), difficoltà nello svolgere regolarmente il proprio lavoro e nel mantenersi aggiornati. Più del 44% ha percepito insofferenza da parte del datore di lavoro o della dirigenza, oltre il 30% emarginazione o insofferenza da parte dei colleghi.
Le principali cause di affaticamento all’aumentare dell’età sono attribuite all’intensità dei ritmi di lavoro (67,1%) e al turno di notte (56,4%); inoltre, si ritiene possa divenire problematico il rapporto coi superiori gerarchici (59,6%) e coi colleghi più giovani (42,9%).

Circa il 30% dei rispondenti si dice interessato al pensionamento anticipato, anche con assegno ridotto del 20-30%; dato da collegare all’elevata percentuale di quanti temono che i futuri pensionamenti determineranno un sovraccarico di lavoro per chi rimane in servizio (74,8%).

Nella pratica infermieristica, le tecnologie rappresentano una risorsa sempre più presente e necessaria, ma la loro integrazione nei contesti di lavoro quotidiano resta ancora un processo complesso, caratterizzato da luci e ombre.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il livello di competenza digitale dichiarato dal personale. Solo una parte limitata degli infermieri (24,5%), per lo più impiegati nelle strutture private accreditate (37,7%), ritiene di possedere conoscenze pienamente adeguate a un uso consapevole e corretto delle tecnologie; mentre la maggioranza (45,5%) le considera buone ma bisognose di miglioramento (figura 6).

A incidere su questo divario è soprattutto la scarsa partecipazione a percorsi formativi specifici: oltre la metà degli infermieri coinvolti nell’indagine non ha mai preso parte ad attività dedicate all’aggiornamento tecnologico (54,1%). In molti casi, ciò è dovuto al fatto di non essere stati coinvolti in queste iniziative (61,5%); in altri, alla difficoltà di conciliare gli impegni lavorativi con il tempo richiesto dalla formazione (24%) (figura 7).

Anche sul fronte dell’utilizzo delle tecnologie emergono elementi di disomogeneità. Gli strumenti maggiormente impiegati dagli infermieri sono quelli di tipo amministrativo e gestionale. L’uso della rete intranet e dei software per le procedure burocratiche è molto diffuso (rispettivamente 96% e 80%), mentre è più limitata l’adozione di strumenti che riguardano l’intero percorso assistenziale, come la cartella clinica elettronica (67,6%), il Fascicolo sanitario elettronico – FSE (63,2%) e la ricetta elettronica (42,7%). Ancora più contenuto risulta l’impiego di soluzioni più evolute, come la telemedicina, la diagnostica digitale o i sistemi automatizzati di refertazione (circa 30%). Tecnologie di frontiera, come l’intelligenza artificiale, i big data o la robotica, restano invece marginali e scarsamente accessibili nella pratica infermieristica quotidiana (figura 8).


Tra le ragioni di questa diffusione disomogenea figura quella di natura economica: la scarsità di investimenti (79,5%) e i costi elevati (75,2%) rappresentano un freno significativo, a cui si aggiunge la mancanza di tempo per la formazione (77,7%). I professionisti più giovani mettono in evidenza, inoltre, la scarsità di competenze adeguate e la resistenza da parte degli operatori più maturi (rispettivamente 78,3% e 86,6% degli under 35) (figura 9).
Inoltre, in alcuni contesti, l’introduzione di nuove tecnologie viene ancora vissuta come un onere aggiuntivo (58,1%) o come un fattore di complicazione delle routine consolidate (62,3%), anziché come un’opportunità di semplificazione e di crescita professionale. L’atteggiamento degli infermieri verso le tecnologie dipende anche dal valore che attribuiscono loro sul piano relazionale.
La facilitazione nel lavoro quotidiano emerge come il principale vantaggio percepito (58,3%), così come la possibilità di creare ambienti lavorativi più sicuri e stimolanti (53%), soprattutto da chi esercita la professione da meno tempo (65,1%) o ha un titolo di studio più elevato (59,9%). Le tecnologie portano benefici nelle relazioni interpersonali solo relativamente (36,2%), per lo più per coloro che lavorano presso le strutture private (60%) figura 10).

Riguardo l’impatto professionale, l’innovazione è apprezzata quando migliora l’organizzazione: potenziamento della circolazione informativa e documentale (90,2%), dematerializzazione dei processi (78,9%) ed efficientamento organizzativo (70,9%). Tuttavia, si ritiene necessario (74,8%) accompagnare l’innovazione tecnologica con rinnovate politiche di gestione delle risorse umane (figura 11).

In ambito clinico-assistenziale, le tecnologie vengono valorizzate per la loro capacità di favorire diagnosi precoci (62,2%), migliorare la qualità dei servizi erogati (59,6%) e ridurre l’incidenza degli errori (58,4%). Anche in questo caso, i benefici sono percepiti per lo più da chi esercita la professione da meno tempo o ha un titolo di studio più elevato (figura 12).

La pandemia di Covid-19 ha messo in evidenza i limiti strutturali del sistema sanitario italiano, accentuando le criticità legate alla carenza di personale e alle difficoltà organizzative. Tuttavia, ha anche spinto verso una maggiore consapevolezza della necessità di innovazione, incentivando lo sviluppo della sanità digitale. Ma la transizione digitale è un percorso complesso che richiede visione, competenze e collaborazione. È necessario un approccio sistemico, che coinvolga tutti i livelli – tecnologico, culturale, gestionale e formativo – e valorizzi gli infermieri come attori centrali del cambiamento. Il successo dipenderà da investimenti in infrastrutture digitali sicure e dalla diffusione omogenea delle tecnologie, accompagnati da una formazione mirata e continua.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
- INAPP, D’Agostino L., Romito A. (a cura di) (2025), La transizione demografica e tecnologica in sanità: i risultati di uno studio sulla professione infermieristica, Roma, Inapp Report n. 57, Roma Inapp https://oa.inapp.gov.it/handle/20.500.12916/4727
- INAPP, D’Agostino L., Romito A. (2023), L’evoluzione del mercato del lavoro del comparto sanitario nel contesto della digitalizzazione dei servizi e delle prestazioni, Roma, Inapp, WP, 103 https://oa.inapp.org/xmlui/handle/20.500.12916/3905
- INAPP, Checcucci P., D’Agostino L., Iadevaia V. (a cura di) (2022), Digitalizzazione e invecchiamento della forza lavoro nel settore dei servizi. I risultati di uno studio sui settori sanitario e bancario/assicurativo durante la crisi pandemica, Inapp Report n. 25, Roma, Inapp <https://bit.ly/3KhskLO>
