Il linguaggio di una professione: quando le parole diventano identità

The language of a profession: when words become identity

 

 

Le parole non servono soltanto a comunicare: servono a dare forma alla realtà che ci circonda. Lo sappiamo bene, conosciamo e comprendiamo ciò che nominiamo.

Allo stesso modo, ogni professione cresce quando trova il linguaggio con cui definire se stessa, raccontare le proprie competenze e rendere riconoscibile il valore che produce ogni giorno per la collettività. È un passaggio culturale prima ancora che organizzativo. Perché ciò che non si sa descrivere, difficilmente può essere misurato, valorizzato e, talvolta, persino compreso.

Negli ultimi mesi la professione infermieristica ha compiuto due passi importanti proprio in questa direzione: quella del linguaggio con cui viene pensata e intesa.

Il primo riguarda le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico, formalizzate con i decreti ministeriali n. 159 e n. 177 del 2026, pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 12 maggio. Si tratta di un traguardo atteso da anni, che riconosce un’evoluzione ormai evidente della professione e apre percorsi di sviluppo coerenti con le competenze che gli infermieri già esprimono nella pratica clinica.

Come spesso accade quando si introducono cambiamenti significativi, non sono mancati confronti e contestazioni da parte delle rappresentanze di altre professioni, intervenute per ridefinire o, più spesso, consolidare i confini delle rispettive competenze. Prescrizione, perfusione cardiovascolare e prevenzione sono alcune delle parole intorno alle quali si è aperto il confronto, in alcuni casi approdato anche davanti al giudice amministrativo. Un passaggio che testimonia quanto sia importante definire con chiarezza i confini professionali, a tutela di tutti: dei professionisti, delle organizzazioni e soprattutto dei cittadini.

Il secondo passaggio, forse ancora meno visibile ma altrettanto decisivo, riguarda il linguaggio infermieristico. Lo scorso 18 luglio la FNOPI ha individuato nel sistema NANDA-I, NIC e NOC (NNN) il riferimento nazionale per la standardizzazione del linguaggio infermieristico.

Quello che può sembrare un tema riservato agli addetti ai lavori riguarda, in realtà, il futuro della professione. Una tassonomia infermieristica è, in sostanza, un linguaggio condiviso: un sistema che permette agli infermieri di descrivere nello stesso modo i bisogni assistenziali delle persone, gli interventi realizzati e i risultati ottenuti. Non è una raccolta di codici, ma una grammatica comune che rende il processo assistenziale leggibile, confrontabile e misurabile. 

Parlare la stessa lingua significa migliorare la qualità dell’assistenza, favorire la continuità delle cure e costruire strumenti informatici capaci di rappresentare realmente il lavoro infermieristico. Significa anche poter dimostrare, attraverso dati omogenei e confrontabili, quanto l’assistenza infermieristica incida sugli esiti di salute delle persone.

È qui che il cambiamento assume un significato ancora più profondo. Per troppo tempo il contributo infermieristico è rimasto poco visibile nei sistemi di rilevazione e nella programmazione sanitaria. Oggi, grazie a un linguaggio condiviso e a una documentazione strutturata, ciò che gli infermieri fanno ogni giorno può finalmente essere descritto, misurato e valorizzato. E così, l’infermiere non viene più considerato semplicemente un costo del sistema, ma una risorsa capace di produrre valore, qualità e sicurezza per i cittadini. Da qui, il possibile cambio di paradigma tanto auspicato.

In fondo, i due passaggi emblematici di questi mesi raccontano la stessa storia: le lauree a indirizzo clinico definiscono chi siamo e quale direzione stiamo prendendo; il linguaggio infermieristico standardizzato rende finalmente visibile ciò che facciamo e il valore che produciamo.

Una professione costruisce la propria identità quando è in grado di definire con chiarezza le proprie competenze, i propri spazi di responsabilità e il proprio contributo al percorso di cura. Non contro qualcuno, ma accanto a tutte le altre professioni, nella consapevolezza che il riconoscimento reciproco nasce proprio dalla chiarezza dei ruoli e dalla forza delle competenze.

Le parole, allora, non sono soltanto parole. Sono il modo con cui una professione prende pienamente coscienza di sé. E, finalmente, trova la propria voce.

Buon lavoro,

Pasqualino D’Aloia

Pasqualino D’Aloia

Presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Milano, Lodi, Monza e Brianza
President of OPI in Milan, Lodi, Monza and Brianza