27 Apr Formare per connettere: i nodi della cura, senza confini
Training to connect: the nodes of care without borders

Ci sono eredità che non si custodiscono: si mettono in cammino.
Anna Esposito, infermiera, tutor e docente, ha costruito la sua intera vita professionale attorno alla formazione. Non solo come trasmissione di competenze, ma come costruzione di pensiero, responsabilità e visione della cura. Alla sua scomparsa, colleghi e familiari hanno scelto di non fermare quel lavoro, rendendolo vera e propria direzione.
Così, nel 2021, nasce l’associazione “I Nodi di Anna Esposito”, con un obiettivo chiaro: non lasciare indietro nessuno e sostenere la formazione infermieristica, in Italia e all’estero.
Nel nostro Paese, questo significa accompagnare gli studenti nel loro percorso, con supporto allo studio, simulazioni, tutoraggio, materiali didattici e presenza costante da parte dei volontari. Un lavoro silenzioso ma decisivo, che riduce la dispersione e restituisce fiducia. Molti volontari sono ex studenti di Anna: una continuità che si traduce in responsabilità condivisa e restituzione.
Ma è in Tanzania, in particolare nel sud del Paese, che questo impegno prende una forma ancora più strutturata. «La scelta della Tanzania – spiega Daniela Macchi, Presidentessa dell’associazione e figlia di Anna Esposito – nasce da una storia familiare. Mio padre, ortopedico, era studente infermiere di mia mamma prima di diventare medico. Negli anni aveva ripetutamente frequentato l’Africa, portando con sé racconti che parlavano di un bisogno reale e profondo da parte delle popolazioni locali. È da lì che abbiamo scelto la Tanzania. L’idea è di contribuire con la nostra associazione allo sviluppo sanitario, certo, ma anche a sociale, nel solco di ciò che per mia madre era essenziale per i suoi infermieri: combinare la competenza professionale con le qualità umane. Con questa consapevolezza siamo andati in Africa non per insegnare cosa fare, ma per costruire insieme. Con ascolto, rispetto e volontà di comprendere. Perché la formazione, per essere davvero efficace, deve nascere sempre da un incontro.»
Così oggi a Ikelu, accanto a un ospedale gestito dalle suore benedettine, è realtà operativa e si completerà nella seconda metà dell’anno la scuola di infermieristica: aule, laboratorio delle competenze, biblioteca e spazi per la simulazione clinica e ostetrica; un luogo in cui la formazione viene erogata con continuità, anche in modalità FAD.
Il percorso formativo si articola su tre anni: i primi due per la qualifica di assistente infermiere, il terzo per diventare infermiere e ostetrica. Una scelta tutt’altro che casuale in un contesto dove la carenza di personale sanitario si intreccia con criticità rilevanti, come l’elevata mortalità neonatale. Qui la formazione è già una risposta.
Il modello in Tanzania è chiaro: sostenere economicamente gli studenti locali – perché molti, da soli, non potrebbero accedere agli studi – e affiancare alla dimensione economica quella professionale, finanziando percorsi, acquistando materiali e, soprattutto, trasferendo competenze. In questi anni l’associazione ha sostenuto
complessivamente il percorso di studio di sette studenti di infermieristica, quattro dei quali hanno già concluso il loro iter triennale e oggi lavorano presso l’ospedale di Ikelu, gestito dalle suore benedettine in collaborazione con l’associazione Pamoya. Quest’ultima rappresenta una realtà strutturata e fondamentale per lo sviluppo infrastrutturale del progetto, mentre “I Nodi di Anna Esposito” contribuisce in modo specifico sul piano delle competenze sanitarie e della formazione, mettendo a disposizione risorse professionali qualificate.
«La mission è quella di non lasciare indietro nessuno. In Italia, chi studia deve avere sempre una possibilità. In Africa, dove la formazione è ancora carente in alcune aree, vogliamo contribuire a costruire le condizioni perché possa esistere davvero», spiega Francesco Fanari, socio fondatore. «Uno dei nostri obiettivi è mandare personale sanitario qualificato in loco – aggiunge –. Non per sostituire, ma per costruire capacità. Non per portare assistenza temporanea, ma per generare autonomia».
In questo senso si inseriscono anche le prime esperienze sul campo, come gli interventi formativi sulla gestione delle ustioni pediatriche, frequenti in contesti dove si cucina su fuochi a terra. Azioni mirate, tecnicamente fondate, direttamente collegate ai bisogni reali della popolazione.
Il progetto è in progress, ma la direzione è già definita: formare formatori, attivare scambi tra studenti, costruire una rete tra Italia e Africa capace di far circolare conoscenze, esperienze, responsabilità. È un lavoro che tiene insieme dimensione umana e rigore professionale, senza mai separare la relazione dalla competenza.
L’esperienza dell’Associazione “I Nodi di Anna Esposito” dimostra, con chiarezza, cosa significa davvero investire nella professione infermieristica. Ossia, creare condizioni perché la cura possa esistere, crescere, evolvere.
Perché quando la formazione è solida, accessibile e radicata nei contesti, i suoi effetti non si limitano ai singoli professionisti. Si estendono alle comunità, migliorano gli esiti e cambiano le prospettive. Nodo dopo nodo.




