Tracciate le nuove rotte della professione infermieristica: ma prepararsi al cambiamento non basta

Being a nursNew routes have been charted for the nursing profession – but preparing for change is not enough

 

Ci sono anni che non fanno rumore: non portano risultati immediatamente visibili, non risolvono i problemi, non regalano titoli rassicuranti. Sono anni in cui, sotto la superficie, il terreno viene misurato e sondato. Anni in cui non si costruisce ancora, ma si disegnano le mappe. Il 2025, per la professione infermieristica, è stato uno di questi. Un anno complesso, attraversato da difficoltà strutturali ormai note: carenza di personale, pressione assistenziale crescente, riconoscimenti ancora insufficienti. Eppure, proprio mentre il cammino sembrava farsi più faticoso, sono state tracciate rotte fondamentali per il futuro della professione.

La prima riguarda la formazione. Con l’avvio delle lauree a indirizzo clinico – Cure Primarie e Sanità Pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali, Cure Intensive ed Emergenza – si compie un passaggio atteso da anni. Non si tratta di un semplice ampliamento dell’offerta formativa, ma di un cambio di paradigma: competenze avanzate, ruoli chiari, responsabilità definite. È un segnale forte, che dice una cosa semplice, ma decisiva: la professione infermieristica non è statica, evolve; e chiede di essere messa nelle condizioni di farlo.

In parallelo, si sta delineando il quadro normativo sul riordino delle professioni infermieristiche e dell’area di supporto. Il disegno di legge oggi in discussione va nella direzione di una ridefinizione dei ruoli, con l’introduzione della figura dell’assistente infermiere e un riassetto complessivo degli OSS. È un passaggio delicato, che richiede equilibrio e visione, ma che riconosce finalmente la necessità di un’organizzazione più coerente dei processi assistenziali. Non per sostituire, ma piuttosto per integrare. Non per semplificare al ribasso, ma per rendere il sistema più leggibile, sicuro e sostenibile.

C’è poi un tema meno visibile, ma altrettanto strategico: il linguaggio. Oggi l’assistenza infermieristica continua a essere raccontata in modo frammentato, spesso invisibile nei sistemi di rilevazione. Serve un linguaggio standardizzato, condiviso a livello nazionale, capace di identificare e valorizzare le attività infermieristiche, così come i DRG hanno fatto per l’atto medico. Finché l’infermieristica verrà letta solo come un costo e non come un valore misurabile, il sistema continuerà a perdere una parte essenziale della sua intelligenza.

Se il 2025 ha disegnato la mappa, il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta. A una condizione, però: evitare scorciatoie pericolose. Il ricorso agli infermieri in deroga, autorizzati da norme emergenziali come il cosiddetto “Salva Italia”, apre una frattura profonda. Consentire l’esercizio senza il controllo degli Ordini – che sono enti sanzionatori dello Stato, non un orpello burocratico – significa indebolire le garanzie per i cittadini e per la professione stessa.

Se queste sono le risorse su cui si pensa di reggere il sistema, forse è legittimo chiedersi se non si stia accettando un arretramento. Il caso San Raffaele insegna che, senza controlli, il rischio non è teorico. Prepararsi al cambiamento non basta. Serve fare di più: come Ordini, come istituzioni, come professionisti. Serve presidiare i confini della professione, garantire qualità, sicurezza e trasparenza, assumersi fino in fondo la responsabilità del ruolo che rappresentiamo. Perché le mappe, da sole, non bastano: vanno percorse. E vanno percorse con competenza, coraggio e responsabilità. Solo così le rotte tracciate potranno diventare il nostro futuro.

Buon lavoro,

Pasqualino D’Aloia

Pasqualino D’Aloia

Presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Milano, Lodi, Monza e Brianza
President of OPI in Milan, Lodi, Monza and Brianza