11 Feb Le sfide di salute globale: focus sulle direzioni strategiche per lo sviluppo delle professioni infermieristiche e ostetriche al fine di promuovere inclusione, equità, salute e pace
Global Health Challenges: focus on the strategic directions for nursing and midwifery to promote inclusion, equity, health and peace

Un evento per discutere il ruolo cruciale delle professioni infermieristica ed ostetrica nel promuovere la parità, l’inclusione, l’equità è la pace. Con questo intento si sono incontrati lo scorso gennaio all’Università degli Studi Milano-Bicocca importanti esponenti di entrambe le professioni, portando contributi in termini di riflessioni, esperienze e vision.
Riscoprire l’orgoglio professionale in una fase critica
A dare il benvenuto alla platea e segnare il mood della mattinata, il professore ordinario di Scienze Infermieristiche dell’Università ospitante Davide Ausili, che ha evidenziato l’obiettivo dell’iniziativa: «È nostra intenzione aprire una riflessione sullo stato di sviluppo delle scienze infermieristiche e ostetriche in Italia e ragionare sulle azioni che si rendono necessarie per mettere sempre più professionisti nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale in risposta ai bisogni di salute delle persone, delle famiglie e delle comunità». Un concetto ribadito anche dalla Rettrice e Presidente CRUI Giovanna Iannantuoni, che ha sottolineato come il ruolo svolto da infermieri e ostetriche debba essere motivo di vanto e orgoglio. Sulla stessa linea il Direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia Giuseppe Carrà, secondo il quale l’università e i suoi studenti devono avere la forza di affermarsi come «produttori di pensiero di spessore e riflessione». L’obiettivo è generare valore, da ridistribuire sul territorio e nella comunità scientifica, come spiega Maria Luce Frezzotti, Presidente della Scuola di Dottorato: «C’è la necessità di una formazione disciplinare di alto livello. È una formazione che vede crescere le competenze specialistiche e volta all’innovazione. Prevede capacità gestionali e il saper affrontare temi specifici in contesti ampi, interagendo con le diverse discipline, non esclusivamente di area medica». Su questi temi interviene anche la SISI, rappresentata dalla professoressa Maura Lusignani, che sottolinea l’importanza di dimostrare quali siano i risultati della ricerca infermieristica sui pazienti e nella pratica.
La professione cresce ed evolve senza sosta, quindi, sebbene il momento storico sia critico. «Stiamo vivendo – afferma Walter De Caro, Presidente CNAI – un periodo caratterizzato dalla demotivazione. È recente il finanziamento dell’Unione Europea all’OMS per un progetto di mantenimento in servizio e reclutamento di infermieri che coinvolge anche l’Italia. Lo riteniamo strategico per valorizzare la figura dell’infermiere e far ripartire la professione tutta».
Sì, perché i numeri sono sempre allarmanti. Mancano 1.500 ostetriche solo in Lombardia, sebbene l’ostetricia abbia mantenuto una certa attrattiva, mentre la carenza infermieristica si attesta sulle 9.500 unità. E qui l’appeal è decisamente sbiadito.
I motivi sono sotto gli occhi di tutti, sebbene a conti fatti si tratti di una professione potenzialmente fonte di grandi soddisfazioni. «Siamo impegnate costantemente – afferma Nadia Rovelli, Presidente OPO Inter-Provinciale – per la riduzione della mortalità materna e neonatale, e dell’inappropriatezza assistenziale. Il diritto alla salute e al benessere delle donne è per noi un punto focale. Purtroppo, nei modelli organizzativi attuali vi sono ancora deficit di attenzione alla salute delle donne».
Anche Pasqualino D’Aloia, Presidente OPI-MiLoMB, ritorna sul tema della crisi delle professioni basate sulla relazione d’aiuto. «Dal punto di vista organizzativo – afferma –, i dottori di ricerca hanno stessi stipendi, stessi percorsi di carriera e fanno le stesse cose dei colleghi senza questo titolo. Ben vengano quindi le specializzazioni infermieristiche e l’introduzione di nuove figure, perché possono aprire un dibattito in grado di portare alla necessaria revisione dei modelli organizzativi, oggi decisamente datati».

Un ruolo prezioso, anche a livello internazionale
Proponendo un’analisi delle criticità sanitarie nel mondo, con metà della popolazione che non ha accesso all’assistenza sanitaria di base e una mortalità infantile in aumento, Howard Catton, CEO dell’International Council of Nurses, è convinto che non si stia facendo abbastanza per gli infermieri. Nel mondo la carenza si assesta su 6milioni di unità e si assiste al fenomeno del reclutamento internazionale. «L’interesse dei ragazzi di 15-16 anni – aggiunge – è crollato in molti Paesi perché tutti, durante la pandemia, hanno percepito la complessità di questo lavoro. Occorre quindi investire in modo consistente sulle condizioni, le risorse e il sostegno agli infermieri che lavorano. E qui una riflessione su quanto le criticità economiche siano legate al gender pay gap, considerato che quella infermieristica è una popolazione al 90% femminile, non può non essere fatta. Investire sul nursing fa bene a tutti».
Senza dimenticare il ruolo preziosissimo dell’ostetricia: anche qui gli investimenti sono essenziali – spiega la CEO dell’International Confederation of Midwives – per «assicurare un modello in grado di migliorare gli outcome di donne, neonati e bambini, considerando che la mortalità materna nel mondo sta addirittura crescendo. Applicando i modelli di assistenza e di continuità dell’assistenza ostetrica si potrebbero evitare il 67% delle morti materne, il 64% delle morti del neonato e il 65% delle morti intrauterine».

Stereotipi e discriminazione
Si comprende quindi il ruolo preziosissimo delle professioni sanitarie e quanto la carenza – di figure professionali e di modelli adeguati – possa influire sugli outcome per i pazienti e sui costi sanitari. Ancor più importante se si considera, stavolta a livello nazionale, un futuro caratterizzato dalla multi-morbilità, anche in considerazione dell’invecchiamento della popolazione. «Le sfide che ci attendono fin d’ora – afferma Lorenzo Mantovani, Professore Ordinario di Igiene Generale e Applicata – riguardano la riduzione del rischio del paziente e la compressione della morbilità. L’aspettativa di vita alla nascita è migliorata, ma ancora oggi gli ultimi 8-12 anni sono vissuti con disabilità. Questo genera un maggiore bisogno di assistenza e, quindi, di professionisti».
Considerando anche che gli anziani vengono ritenuti meno competenti e più complessi da trattare, come dimostra la ricerca di Michela Luciani, ricercatrice di Scienze Infermieristiche, con le donne che ricevono ancora oggi meno prevenzione, meno trattamenti e meno interventi chirurgici rispetto ai coetanei uomini. «Bisogna lavorare sugli stereotipi – conclude Luciani – e costruire una cultura positiva dell’assistenza».
Ma non sono solo gli stereotipi a rappresentare un fattore critico. «In ambito ostetrico – riporta Simona Fumagalli, ricercatrice di Scienze Ostetriche – giocano anche le condizioni socioeconomiche, l’etnia e la provenienza della paziente. Questi fattori si rivelano predittivi degli esiti di salute, aumentando il rischio di mortalità materna, anche in Italia».
Quale futuro?
Il ruolo delle professioni infermieristica e ostetrica ha un peso importantissimo per gli outcome dei pazienti, per la promozione dell’equità e dell’inclusione. Lo dimostra il lavoro di Martina Comolatti, infermiera al Malattie Infettive del San Gerardo di Monza, impegnata letteralmente sulla strada con i test salivari HIV per le prostitute transgender. E Giuseppina Persico, che ha partecipato alla Missione Levante della Marina Militare, assistendo i bambini palestinesi vittime della guerra e un parto imprevisto sulla nave militare Vulcano. E lo testimonia anche Stefano Vismara, infermiere della Struttura Complessa di Areu, impegnato a garantire la migliore assistenza possibile in situazioni di emergenza. Infine, al al Policlinico di Milano, Morena Terraciano, responsabile dell’area ostetrico ginecologica, è riuscita con il suo team di lavoro ad attuare un progetto all’insegna dell’inclusività, accompagnando in tutte le fasi della gravidanza le giovani mamme affette da sordità con un interprete della lingua dei segni. Un piccolo gesto, un grande cambiamento, per queste donne che per sapere se il figlio ha emesso il primo vagito devono guardare negli occhi l’ostetrica che le sta assistendo.
Inclusione, equità, salute e pace. Parole dal grande valore, che hanno vibrato nell’aula magna dell’Università Bicocca, facendo assaporare ai presenti la sensazione di essere parte attiva di un sistema virtuoso, in cui è davvero possibile agire per un mondo migliore. Sì, può sembrare utopico, ma forse questa volta non lo è.
Comitato di Redazione